La rendita di posizione.

In Italia da decenni larga parte di ogni comparto, politico, industriale, economico, finanziario, burocratico, amministrativo, sociale viene gestito attraverso il potere delle persone che occupano delle posizioni chiave e che consente loro una rendita di posizione.

Spesso, o quasi sempre, la rendita di posizione non rispecchia il reale valore delle persone che la compongono. Rappresenta il loro potere dato dalla loro posizione di sostanziale privilegio.

Chi non occupa una rendita di posizione può studiare, lavorare, ottenere titoli di studio, specializzazioni e certificazioni, superare esami e tirocini. Nel momento però in cui deve accedere al mercato del lavoro deve obbligatoriamente passare attraverso queste posizioni. Posizioni che hanno la forma di organizzazioni di varia natura, partiti, cooperative, società, associazioni. Queste entità sono sempre gestite da chi; senza le necessarie competenze, senza il fondamentale supporto della vera cultura, senza la necessaria umanità, senza una visione universale e neutrale del vivere sociale e civile; pone in essere azioni e strategie volte all’arricchimento massivo di ristretti gruppi di persone che, in altro modo, non avrebbero mai nessuna possibilità di accedere a queste ricchezze e privilegi.

Il “gioco” nella società odierna è: o fai parte di queste entità, dei loro “cerchi magici” e dei loro contigui; oppure sei escluso o sei sfruttato come manodopera temporanea in attesa di finire di spremerti e di essere sostituito da qualsiasi altro sia disposto ad accettare compensi più bassi o condizioni di vita o di lavoro più economiche e magari anche più giovane o competente.

Chi appartiene alla prima “categoria” è un vincente e furbo, uno scaltro e tosto; se si appartiene alla seconda si è considerati dei perdenti e sfigati, dei “babbi” da sfruttare fino a quando non sì è di nessuna utilità.

Per dirla utilizzando una celebre battuta di uno straordinario attore, Alberto Sordi, in un famoso film, Il Marchese del Grillo:

scusate, ma io sono io e voi, non siete un cazzo!!

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Alberto Sordi in “Il Marchese del Grillo” – regia di Mario Monicelli, musiche di Nicola Piovani – 1981

 

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