La frode sulla frode più grande del mio Paese, l’azzardo in Italia.

Anni addietro, nel 2007, la Guardia di Finanza aveva erogato una sanzione di 98 miliardi di Euro alle aziende che gestivano l’azzardo legalizzato in Italia.

Questa vicenda come è andata a finire?

Il caso dei videopoker e le slot-machine , iniziato nel 2007, passato anche dal condono del governo Letta? La storia si è chiusa il 6 febbraio 2015, con la sentenza d’Appello della Corte dei Conti sulle ultime due concessionarie che avevano presentato ricorso. Dei 98 miliardi di euro, cifra inizialmente contestata dalla Procura Generale della Corte dei Conti, calcolando evasione fiscale, penali, multe, contratti non rispettati e interessi, poi diventati 2.5 miliardi nel primo grado, si è arrivati ad un conto finale di 857 milioni, poi ulteriormente abbassato a 611. 

Ecco cosa accade quando il gioco d’azzardo è legalizzato dallo Stato ai concessionari.

In origine questi erano concessionari evasori da sanzionare e gli importi:

Atlantis, dell’onorevole Amedeo Laboccetta (An, poi Pdl) – 31,5 miliardi di euro;

Cogetech – 9,4 miliardi di euro;

Snai – 8,1 miliardi di euro;

Lottomatica – 7,7 miliardi di euro;

Cirsa – 7 miliardi di euro);

Hbg  – 7 miliardi di euro);

Codere  – 6,8 miliardi di euro);

Sisal  – 4,5 miliardi di euro);

Gmatica  – 3,1 miliardi di euro);

Gamenet  – 2,9 miliardi di euro).

Come? La vicenda è lunga, ma non è poi così complessa.

Nel 2004 il governo Berlusconi aveva parzialmente liberalizzato il settore del gioco d’azzardo: per legge le famigerate slot-machine avrebbero dovuto essere collegate ai Monopoli di Stato. Ma circa il 90% delle macchinette salta questo passaggio e i dieci concessionari che si spartiscono il mercato fanno profitti enormi. Per ogni ora evasa, le società avrebbero dovuto pagare 50 euro di multa.

Nel 2007 il GAT (Gruppo Antifrodi Tecnologiche) della Guardia di Finanza comandata dal Colonnello Umberto Rapetto, fa il conto della multa: 98 miliardi. La Procura Generale della Corte, dopo un ricalcolo, la riduce a 90. Le 10 concessionarie erano Atlantis/B-plus (che fa capo all’ex latitante Francesco Corallo, figlio di Gaetano Corallo, sospettato di essere stato anni fa in affari con il clan Santapaola), Cogetech, Snai, Lottomatica, Hbg, Cirsa, Codere, Sisal, Gmatica e Gamenet. Tutti i big del settore. L’accusa? Semplice. Le slot, per funzionare correttamente ed essere controllate, si sarebbero dovute collegare a un cervellone centrale gestito dalla Sogei, la società di servizi informatici del ministero dell’economia. Questo collegamento sarebbe stato fondamentale per decifrare l’ammontare delle entrate derivanti dal gioco e le tasse da pagarci. Collegamenti e rete, però, secondo la procura hanno fatto acqua da tutte le parti. Secondo stime fatte all’epoca tra il 2004 e il 2006 su poco più di 200 mila apparecchiature da gioco quelle che non dialogavano in rete erano 130 mila. La vicenda, nel 2006, aveva attirato l’attenzione dell’allora governo Prodi, durante il quale venne istituita una commissione d’inchiesta presieduta dall’ex sottosegretario dell’economia Alfiero Grandi.

Tra i concessionari il pesce più grosso, che gestisce un terzo del mercato all’epoca, è l’Atlantis World Nv di Francesco Corallo, figlio di Gaetano, uomo legato alla Cosa nostra catanese di Nitto Santapaola. Corallo junior ha legami con la politica, in particolare con il centrodestra. All’epoca il rappresentante legale di Atlantis in Italia è Amedeo Laboccetta, prima AN, poi PDL. Nel 2005 erano venute fuori intercettazioni che svelavano le pressioni sui Monopoli da parte di Francesco Cosimi Proietti, deputato di AN. Ci sono anche dei finanziamenti Atlantis per la campagna elettorale di AN e gli affari tra la stessa concessionaria e le società di comunicazione della famiglia Proietti. 

Corallo spunta fuori anche nell’inchiesta a carico di Massimo Ponzellini, già numero uno del colosso dell’edilizia Impregilo (vinse l’appalto per il Ponte sullo Stretto) e presidente della Banca Popolare di Milano, arrestato nel maggio 2012 con l’accusa di infedeltà patrimoniale e associazione a delinquere, finalizzata alla commissione di più reati (tra cui corruzione, emissione di fatture per operazioni inesistenti, riciclaggio). Ponzellini, da presidente della Bpm, concede quasi 6 milioni di euro di finanziamenti a Corallo e 148 alla Bplus, il nuovo nome della Atlantis.

La prima sentenza della Corte dei Conti ridimensiona notevolmente la multa per i 10 concessionari: circa 2.5 miliardi (frutto di diverse irregolarità, ma non di evasione fiscale). A quel punto c’è di nuovo la politica a infilarci lo zampino. Il governo Letta (con Berlusconi nella maggioranza) per coprire il mancato gettito del taglio IMU si inventa una sanatoria sui contenziosi per danni erariali in sospeso tra primo e secondo grado. Chi paga subito il danno contestato in primo grado, si giova di uno sconto del 75%. Nel 2013 accettano tutti tranne la Bplus e Hgb, che arrivano fino al secondo grado. La sentenza gli è comunque ‘favorevole’: la multa della Bplus passa da 835 a 335 milioni. Hgb da 200 a 72.

Otto anni per passare da 98 miliardi a 857 milioni in tutto. L’intricata saga giudiziaria della maxi multa ai concessionari di slot si è chiusa ieri con la condanna delle ultime due società rimaste nel processo: Bplus e Hbg, che dovranno pagare rispettivamente 335 e 72 milioni di euro (erano 835 e 200 in primo grado). La terza Sezione d’appello della Corte dei Conti ha anche assolto gli ex alti dirigenti dei Monopoli, Giorgio Tino e Antonio Tagliaferri.

La vicenda è conclusa con un incasso totale da parte dell’Erario di una minima parte della sanzione erogata e del pensionamento dell’ufficiale della Guardia di Finanza, dopo averlo promosso Generale, che aveva condotto l’operazione.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/02/09/slot-machine-lex-finanziere-rapetto-rivela-mi-chiesero-non-indagare/1408200/

http://www.mil2002.org/battaglie/slot_machine.htm

Come chiamarla questa vicenda?

La frode sulla frode più grande del mio Paese, l’Italia.

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