Follow the Money – Il riciclaggio del denaro – Il reato nell’ordinamento italiano.

IL REATO DI RICICLAGGIO

NELL’ORDINAMENTO ITALIANO

RICICLAGGIO

L’articolo 648-bis del codice penale, introdotto dal decreto-legge 59/1978, incrimina chiunque «fuori dai casi del concorso nel reato, sostituisce o trasferisce denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto non colposo, ovvero compie in relazione ad essi operazioni, in modo da ostacolare l’identificazione della loro provenienza delittuosa». Tale condotta è punita con la reclusione da quattro a dodici anni e con la multa da 5 000 a 25 000 euro.

La pena è aumentata quando il fatto è commesso nell’esercizio di un’attività professionale.

La pena è diminuita se il denaro, i beni o le altre utilità provengono da delitto per il quale è stabilita le pena della reclusione inferiore nel massimo a 5 anni.

Ai fini dell’integrazione della condotta criminosa è quindi essenziale che il riciclatore sia estraneo al fatto illecito il cui frutto è il denaro o il bene riciclato e conosca la provenienza delittuosa di ciò che sostituisce o trasferisce.

IL REIMPIEGO

Ulteriore fattispecie rispetto al riciclaggio è quella prevista dall’articolo 648-ter del codice penale, introdotto dalla legge 55/1990. Tale norma punisce «chiunque, fuori dei casi di concorso nel reato e dei casi previsti dagli articoli 648 e 648 bis, impiega in attività economiche o finanziarie denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto». La sanzione penale è la medesima del riciclaggio: reclusione da quattro a dodici anni e multa da 5 000 a 25 000 euro. Anche qui come per l’art 648 bis la multa prevista è stata depenalizzata: è ora prevista la multa da 1032 euro a 15493. A dimostrare l’insidiosità delle condotte appena descritte, si evidenzia come entrambe siano aggravate dalla circostanza della commissione nell’esercizio di una attività professionale.

Con il termine collaterale si indicano operazioni di  ricapitalizzazione  che servono a effettuare aumenti di capitale sociale a costo zero, senza alcun acquisto e deposito di garanzie reali a tutela degli azionisti. Periti compiacenti certificano il deposito di garanzie a fronte dell’aumento di capitale e a tutela degli azionisti, che in realtà sono prive di valore legale, quali titoli di debito scaduti o azioni di società inesistenti, o che hanno terminato la loro attività. Chi intende riciclare denaro di provenienza illecita, sottoscrive azioni prive di garanzie, ottenendo il versamento su conti correnti bancari delle società quotate degli aumenti di capitale e dell’eventuale sovrapprezzo raccolto.

Il sovrapprezzo è rilevante ad esempio nel caso di “scalate” di una società quotata o di una cordata di investitori su un’altra società, oppure nei casi di privatizzazione di società pubbliche, può arrivare ad essere una maggiorazione del 30% rispetto al valore di mercato del titolo, e in questo senso un’ulteriore opportunità di riciclaggio.

Entrando di diritto nella gestione aziendale in proporzione alle azioni sottoscritte, si assicurano di poter investire tali somme di denaro, come fossero depositate in conti correnti propri. La società ottiene la pubblicazione del bilancio, di coprire delle grosse perdite societarie, o un più agevole accesso al credito, beneficiando di migliori indicatori di bilancio (solvibilità e solidità finanziaria) attraverso un più alto rapporto fra capitale proprio e di terzi.

AUTORICICLAGGIO

L’autoriciclaggio è il riciclaggio di denaro di provenienza illecita, compiuto dalla stessa persona che ha ottenuto tale denaro in maniera illecita.

L’articolo 648-ter.1, introdotto dalla legge 186/2014, incrimina chiunque “avendo commesso o concorso a commettere un delitto non colposo, impiega, sostituisce, trasferisce, in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative, il denaro, i beni o le altre utilità provenienti dalla commissione di tale delitto, in modo da ostacolare concretamente l’identificazione della loro provenienza delittuosa.” Tale condotta è punita con la reclusione da 2 a 8 anni e la multa da 5 000 a 25 000 euro.

Nei casi in cui il denaro, i beni o le altre utilità provengono dalla commissione di un delitto non colposo punito con la reclusione inferiore nel massimo a 5 anni, la pena è la reclusione da 1 a 4 anni e la multa da 2 500 a 12 500 euro.

Non sono punibili le condotte per cui il denaro, i beni o le altre utilità ottenute con il crimine vengono destinate alla mera utilizzazione o al godimento personale, purché non ci sia stata l’intenzione in tal modo di occultare i frutti del reato.

La pena è aumentata quando i fatti sono commessi nell’esercizio di un’attività bancaria o finanziaria o di altra attività professionale.

La pena è diminuita fino alla metà per chi si sia efficacemente adoperato per evitare che le condotte siano portate a conseguenze ulteriori o per assicurare le prove del reato e l’individuazione dei beni, del denaro e delle altre utilità provenienti dal delitto.

CONFISCA

L’articolo 648-quater del codice penale, introdotto dal decreto legislativo 231/2007, dispone che in caso di condanna o patteggiamento i beni che costituiscono il prodotto od il profitto dei reati di riciclaggio, reimpiego e autoriciclaggio siano sempre sottoposti a confisca su ordine del giudice.

Il Pubblico Ministero può compiere ogni attività di indagine che si renda necessaria circa i beni, il denaro o le altre utilità da sottoporre a confisca.

IL REGISTRO UNICO INFORMATICO

La normativa italiana relativa all’antiriciclaggio (D.Lgs. n. 56 del 20 febbraio 2004 e decreto n. 141 del 3 febbraio 2006) prevede, tra l’altro, che i dottori commercialisti, i revisori contabili, società di revisione, consulenti del lavoro, ragionieri e periti commerciali,  avvocati, notai che forniscono prestazioni professionali avente a oggetto mezzi di pagamento, beni o utilità di valore superiore a € 12.500 debbano conservare un Archivio Unico Informatico antiriciclaggio (D.M. n. 141), nel quale registrare le anagrafiche dei clienti e dei soggetti nei confronti dei quali effettuano le prestazioni previste dalla legge antiriciclaggio. Le modalità operative per la tenuta del registro antiriciclaggio e i vari adempienti consequenziali sono state definite con il provvedimento Uic del 24 febbraio 2006.

Inoltre la legge prevede che gli operatori che si occupano di recupero di crediti per conto terzi, custodia e trasporto di denaro contante, di titoli o valori a mezzo di guardie particolari giurate, trasporto di denaro contante e di titoli o valori senza l’impiego di guardie particolari giurate, agenzia di affari in mediazione immobiliare, commercio di cose antiche, esercizio di case d’asta o gallerie d’arte, attività di commercio, comprese l’esportazione e l’importazione, di oro per finalità industriali o di investimento, fabbricazione, mediazione e commercio, comprese l’esportazione e l’importazione, di oggetti preziosi, gestione di case da gioco, fabbricazione di oggetti preziosi da parte di imprese artigiane, mediazione creditizia, agenzie in attività finanziaria che forniscono prestazioni professionali avente a oggetto mezzi di pagamento, beni o utilità di valore superiore a € 12.500 sono tenuti a registrare le anagrafiche dei clienti e dei soggetti nei confronti dei quali effettuano le prestazioni previste dalla legge antiriciclaggio nel suddetto Archivio Unico Informatico (DM n. 143). Le modalità operative per la tenuta del registro antiriciclaggio e i vari adempienti consequenziali, sono state definite con il provvedimento Uic del 24 febbraio 2006.

LA NORMATIVA EUROPEA ANTI-RICICLAGGIO

Un’importante azione contro il riciclaggio è stata svolta dall’Unione europea, da ultimo con la direttiva 2005/60/CE tradotta nel decreto legislativo 231/2007 del 16 novembre 2007. Tale norma, oltre ad importanti aspetti definitori, conferma la tendenza a limitare l’uso del contante come strumento essenziale nella lotta al riciclaggio, aumentando il numero dei soggetti obbligati ad adempimenti e comunicazioni alle autorità in caso di operazioni sospette.

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Follow the Money – Il riciclaggio del denaro – Effetti del money laundering

EFFETTI DEL RICICLAGGIO

Il riciclaggio e l’autoriciclaggio è vietato dagli ordinamenti giuridici, sono reati penali, e di conseguenza chi commette tali reati è un criminale. Inoltre vi sono sia le azioni illegali e criminose a monte nell’accumulo di denaro sia il tentativo di occultare tali provenienze.

Il riciclaggio stesso genera anche pesanti distorsioni nel ciclo economico di un intero Paese, alterando i meccanismi di accumulo della ricchezza e di approvvigionamento delle fonti di finanziamento.

In particolare, il riciclaggio genera fenomeni imprenditoriali che, a causa della facilità di reperimento dei capitali, risultano essere più competitivi  della concorrenza che ai valori e capitali accede in modo etico. Per questo motivo uno dei settori tipici è il commercio al dettaglio e all’ingrosso, questo settore è idoneo allo scopo perché basa la propria operatività sul denaro contante. Chi opera nel money laundering riesce a rilevare o a mantenere sul mercato attività che possono avere utili limitati o addirittura assenti, considerato che il vero obiettivo è restare attivi anche accumulando passivi.

Il riciclatore in questo modo riesce a praticare condizioni più vantaggiose sia nelle contrattazioni di vendita e anche negli acquisti. Oppure riesce a rimanere sul mercato nonostante situazioni di crisi economica e/o sovraffollamento nel settore di riferimento, o ancora, a garantire trattamenti lavorativi o di collaborazione più appetibili e vantaggiosi.

In tal modo la criminalità dedita al money laundering:

– crea disequilibrio nei  meccanismi di concorrenza commerciale  tenendo bassi i prezzi sul mercato e quindi operando nella frode e nella concorrenza sleale;

– provocano disoccupazione nella concorrenza;

– limitano il numero dei concorrenti;

– abbassano il livello qualitativo dei prodotti venduti e dei servizi erogati;

– riescono a garantirsi consenso sociale e controllo economico sul territorio che  utilizzano per altre attività illecite.

Inoltre queste attività, poiché illegali, sono instabili e precarie, a tutto svantaggio di coloro che vi prestano la loro attività lavorativa come dipendenti, collaboratori, fornitori, clienti.

Follow the Money – Il riciclaggio del Denaro – Metodi di “lavaggio”

METODI DI RICICLAGGIO DEL DENARO

In pratica, riciclare denaro sporco è l’azione dell’investire o inserire i capitali illeciti in attività lecite.

Questa operazione di “lavaggio”, money laundering, è un servizio offerto ad esempio da quegli istituti finanziari che beneficiano del cosiddetto segreto bancario, cioè quelli che non devono rendere conto della provenienza del denaro che viene in essi depositato. In sostanza al denaro sporco viene fatto percorrere una serie di passaggi tra vari istituti, a volte passando attraverso  paradisi fiscali o tramite società offshore per tornare poi pulito su qualche conto corrente, pronto per essere usato.

Metodi bancari o smurfing:

  • Strutturazione: spesso conosciuto come smasching, questo è un metodo di collocamento in cui il denaro viene diviso in depositi di denaro sotto il limite della segnalazione antiriciclaggio. Questo metodo è utilizzato per evitare, fin dal deposito iniziale, il sospetto del riciclaggio di denaro e per evitare i requisiti di segnalazione anti-riciclaggio di denaro. Un sottocomponente di questo tipo consiste nell’utilizzare piccole quantità di denaro per l’acquisto di strumenti portatili, con o senza finanziamento, e/o il trasferimento di valuta. E poi, come ultima fase, depositarli, anche in piccole somme.

  • Contrabbando di denaro contante: ciò comporta il contrabbando fisico di denaro a un altro Stato, con una giurisdizione più favorevole o blanda nel contrasto al money laundering. Quindi depositarlo in un’istituzione finanziaria o una banca offshore, con un maggiore segreto bancario o meno rigoroso rispetto delle norme contro il riciclaggio di denaro.

  • Aziende ad alto cash flow: questo metodo prevede il controllo di un’attività imprenditoriale che prevede di ricevere gran parte o la totalità delle entrate in contante. In questa gestione, apparentemente lecita, nel flusso di denaro contante incassato, il cash flow, viene inserito il denaro da riciclare. Questa operazione è fra le più classiche adottate dalle organizzazioni criminali di stampo mafioso, avendo le stesse organizzazioni sia la presenza e il controllo sui territori e la potenza economica e sociale nell’acquisire attività lecite o fondarne di completamente nuove. Tali imprese spesso operano apertamente e, in tal modo, generano grandi entrate in denaro da attività legittime per poi essere aumentata con l’aggiunta del denaro da riciclare frutto di attività illecite – in tali casi l’attività dichiara tutti i soldi ricevuti come utili legittimi. Le imprese di servizi sono più adatte a questo metodo, poiché tali imprese hanno scarso o nessun costo variabile e / o un elevato rapporto tra reddito e costi variabili, il che rende difficile individuare le discrepanze tra reddito e costi. Esempi tipici sono: casinò, sale slot e sale bingo, ristoranti, bar e pub, club e ritrovi, parking, centri estetici, noleggio di veicoli, autoveicoli di lusso, natanti e aeromobili.

  • Riciclaggio a livello commerciale: questo attività comporta la falsa fatturazione o la sovrafatturazione di beni e servizi con l’obiettivo di occultare l’inserimento del denaro da riciclare nel pagamento di queste fatture emesse senza un reale scambio commerciale dei servizi stessi.

  • Holding e Trust fiduciari: Il vero proprietario del denaro crea, con il sostegno operativo di prestanome, uomini cerniera e consulenti delle Holding o dei Fondi Fiduciari, Trust, in Paesi dove queste attività sono diffuse e tollerate, ad esempio la piazza finanziaria di Londra, Honk Hong, Singapore, Dubai. Le Holding e i Trust e i beni e i valori aziendali ad esse intestati, a seconda della giurisdizione, non devono dichiarare il vero proprietario e/o il reale beneficiario. A volte è indicato dal termine, rathole. Anche se questo termine si riferisce di solito a una persona che agisce come proprietario fittizio piuttosto che di un entità commerciale

  • Round-fraud: in questo caso il denaro è depositato nei conti di una società straniera con sede in un paradiso fiscale offshore. Di queste transazioni vengono conservati registri minimi o addirittura totalmente inesistenti e poi spediti come investimenti finanziari verso uno stato terzo, esenti da imposte. Una variante in questo senso è quella di trasferire il denaro ad uno studio legale o ad un’organizzazione simile come fondi per il pagamento di tasse, quindi occultare il reale proprietario e, quando il denaro viene rimesso, viene fatto apparire che le somme ricevute dagli avvocati derivano da eredità dietro ad una volontà testamentaria oppure proventi da qualche causa vinta da processi di contenzioso civile o penale.

  • Acquisizione bancaria: in questo caso, i riciclatori di denaro o criminali acquisiscono il controllo di una banca, preferibilmente in una giurisdizione con controlli deboli sul riciclaggio di denaro e quindi spostano e gestiscono il denaro attraverso la banca controllata.

  • Casinò: degli operatori prestanome frequentano i casinò, sale azzardo legali o legalizzate e acquistano fiches con denaro illecito. Questi operatori del money laundering spenderanno le fiches per un tempo relativamente breve cercando di perderne il meno possibile. Quando le fiches vengono presentate all’incasso, il denaro ricevuto, anche con valori come assegni o bonifici, verranno dichiarati come vincite al gioco d’azzardo.

  • Altre attività di money-laundering legate all’azzardo: il denaro viene speso per accedere all’azzardo, preferibilmente su un livello superiore delle probabilità di vincita (eventi sportivi, slot-machine, roulette, dadi). Un modo per ridurre al minimo il rischio con questo metodo è quello di scommettere su tutti i possibili risultati di un evento in cui ci sono molti esiti possibili in modo da non avere nessun risultato negativo – lo scommettitore con denaro da riciclare perderà solo le parti scommesse e avrà la scommessa “vincente” nelle sue mani che può essere indicata come fonte di denaro lecito. Chiaramente le scommesse “perdenti” resteranno nascoste.

  • Mercato immobiliare e Real Estate: prestanome o uomo cerniera acquista immobili con denaro da riciclare depositato presso conti off-shore e messo a disposizione dell’acquirente attraverso passaggi da conti off-shore e conti in Paesi con controlli sul money laundering, nella fase sucessiva vende la proprietà. Per gli estranei alla contrattazione, i proventi della vendita sembrano un reddito legittimo. In alternativa, il prezzo dell’immobile viene manipolato: il venditore accetta e sottoscrive un contratto e sottovaluta il valore della proprietà e riceve proventi criminali, denaro da riciclare, per compensare la differenza.

  • Stipendi in nero: un’azienda può avere dipendenti non registrati senza un contratto scritto e pagarli stipendi in denaro da fonte illecita. I soldi sporchi possono essere utilizzati per pagarli.

  • Amnistie fiscali: coloro che hanno interesse all’autoriciclaggio o a riciclare del denaro per conto di terzi, legalizzano le attività non dichiarate e il denaro depositato in paradisi fiscali. Le autorità governative non effettuano controlli approfonditi sulle reali provenienze di questi valori, inoltre le sanzioni sono molto basse rispetto agli importi movimentati, dunque questo è un settore in cui il riciclaggio risulta un’attività tipica proprio perché legalizzata dall’amnistia.

Il Fondo monetario internazionale ha stimato che il 2/5% dell’economia globale mondiale ha coinvolto denaro riciclato. La Task Force d’azione finanziaria sul riciclaggio di denaro (FATF), organismo intergovernativo istituito per combattere il riciclaggio di denaro, ha dichiarato: “In generale, è assolutamente impossibile produrre una stima affidabile della quantità di denaro riciclato e pertanto il FATF non pubblica cifre a questo proposito”.

Non credo vi sia la necessità di commentare

questa dichiarazione ufficiale!!

Follow the Money – Il riciclaggio di denaro – definizione e caratteristiche del fenomeno

IL RICICLAGGIO DI DENARO

Il riciclaggio di denaro è quell’insieme di operazioni mirate a dare una parvenza lecita a capitali la cui provenienza è in realtà illecita, rendendone così legale l’utilizzo e il reinvestimento e più difficile o impossibile l’identificazione e il successivo eventuale recupero.

In questo senso è d’uso comune la locuzione di riciclaggio di denaro sporco. Questa è l’attività tipica delle organizzazioni criminali ed è uno dei fenomeni su cui si fonda l’economia sommersa e costituisce dunque un reato per cui vale l’incriminazione per riciclaggio.

L’incriminazione del riciclaggio è considerato uno strumento nella lotta alla criminalità organizzata, la cui attività è caratterizzata da: acquisizione di denaro e valori attraverso attività illegali; quello successivo del lavaggio, consistente nel far apparire leciti i profitti di provenienza illegale e, successivamente, il reinvestimento o utilizzo dei capitali così riciclati. Questo reato è contro l’economia reale del Paese e contro la società civile.

CARATTERISTICHE DEL FENOMENO

Il riciclaggio costituisce il tramite, un “ponte”, tra la criminalità e la società civile; questo tramite viene posto in essere con l’operatività di operatori finanziari ed economici, nonché di professionisti e consulenti compiacenti.

Si stima che i flussi di denaro illecito in Italia siano mediamente superiori al 10 per cento del PIL (Prodotto Interno Lordo), per cui sono suscettibili di generare gravi distorsioni all’economia legale, alterando le condizioni di concorrenza e i meccanismi di allocazione delle risorse.

Tutelare il sistema economico significa, in primo luogo, impedire il reinvestimento nel processo produttivo delle ingenti somme di capitali “sporchi” prodotti dalla criminalità organizzata, intercettandoli nel momento del loro contatto con il sistema bancario e finanziario. Da qui deriva l’importanza strategica della lotta al riciclaggio dei proventi criminali, specialmente nell’attuale momento storico in cui la crisi finanziaria internazionale ha portato la criminalità ad aumentare la propria presenza nel tessuto economico legale, per acquisire a basso prezzo imprese in difficoltà economica e rendere sempre più capillare la sua presenza sul territorio.

Consulenza antifrode parte 10: analisi della reazione di Manuel Ros arrestato a Dubai e raggiunto da mandato di cattura internazionale.

Manuel Ros, operante a Dubai con la REMAR da settembre 2013, è stato arrestato il 17 marzo 2017 per avere commesso reati finanziari negli Emirati, in carcere le è stato notificato il mandato di cattura internazionale emesso dalle Autorità italiane.

Come ormai sua consuetudine, in questi casi il Ros Manuel agisce in prima fase nel rimborsare i soli creditori che hanno intrapreso azioni legali nei suoi confronti e poi pagando la cauzione. Tornato libero il 25 aprile reagisce con una serie di post sul profilo della Finsor Holding su Facebook.

Queste reazioni del Ros Manuel su uno dei pochi siti rimasti attivi e a sua disposizione evidenziano senza ogni ragionevole dubbio le continue menzogne e i castelli di aziende fittizie con cui lo stesso opera da 3 anni e mezzo negli Emirati Arabi.

Le parole e i fatti esposti evidenziano e provano altresì le costanti e continue operazioni illegali di frode, truffa, insolvenza fraudolenta, appropriazioni indebita, falso documentale, falso ideologico, di autoriciclaggio e riciclaggio di denaro che lo stesso Manuel Ros continua incessantemente a porre in essere ormai da ben oltre 10 anni in ogni parte del mondo dove opera e agisce.